
Ancora una volta di più siamo di fronte alle terribili notizie ed immagini di persone e intere famiglie che scappano dai bombardamenti, che fuggono dalla guerra. Immagini già viste in Europa, al confine tra Polonia e Ucraina nei primi mesi del 2022. Persone che fuggono piene di paura, abbandonando la loro casa e la loro sicurezza perché ormai diventato il luogo più pericoloso dove stare. Lo abbiamo già visto e lo rivediamo in questi giorni in Libano, succede in tantissimi altri luoghi e ancora accadrà.
Di fronte a queste immagini la sensazione di impotenza può prevalere, “cosa posso fare?”, io non posso agire sui meccanismi della guerra e nemmeno influenzare le decisioni di chi ha il potere, nella storia, di attivare meccanismi che ricadono in modo devastante sulla vita di milioni di persone. Quel tipo di potere non è nelle nostre mani, non è manipolabile da noi. Possiamo solo osservare, sperare e pregare. Oppure rifiutarci di guardare, rimuovere il problema.
Fino a quando, leggendo un articolo su Avvenire del giornalista Camille Eid, ci siamo resi conto che avevamo in mano qualcosa di piccolo, ma “manipolabile” anche da noi, qualcosa alla nostra portata, una richiesta concreta di aiuto per una scuola a Beirut, il liceo statale di Ras Beirut che ospita 465 sfollati dal sud del Libano, famiglie, bambini, donne e anziani: “le nostre risorse cominciano a scarseggiare dice Rouba, abbiamo bisogno di gasolio per il generatore, di acqua e biancheria intima…”.

Questa è una richiesta concreta, misurabile, qui noi possiamo rispondere e prendere una posizione. Noi di Frontiere di Pace ci siamo attivati, abbiamo contatto Camille Eid, tramite lui ci siamo messi in contatto con la scuola di Ras Beirut e poi a stretto giro anche con don Assad Saad parroco della Chiesa Maronita di Milano. Tutti ci hanno confermato la situazione disastrosa degli sfollati, accolti nelle scuole e strutture di Beirut.
Ecco, oggi come 2000 anni fa in Palestina siamo davanti ad una folla che scappa, una folla si riversa sui marciapiedi di Beirut e proviamo compassione; siamo davanti a bisogni immensi e abbiamo poco, tristezza e sbalordimento, una folla affamata; ma noi “non abbiamo che cinque pani e due pesci”, “portatemeli qua…. tutti mangiarono e furono saziati”; un racconto straordinario di 2000 anni fa in Palestina, che nasce dal vedere, dal provare compassione e dallo scoprirsi impotenti.
Noi non possiamo fare tutto ed agire sui grandi meccanismi che devastano la vita delle persone e dei popoli, però possiamo fare un container, inviarlo su una nave fino al porto di Beirut e rispondere alla richiesta di aiuto di alcuni dei centri di accoglienza di questa città.
Noi possiamo, convintamente, attivare dei piccoli processi di aiuto, di solidarietà e di pace, nelle nostre comunità e nel nostro territorio, così come stiamo facendo per l’Ucraina e poi con fiducia sostenere questo processo e sorprenderci della generosità e bellezza della nostra gente, delle nostre comunità; sorprenderci delle pieghe profonde ed inaspettate che questo processo può prendere; in questo modo saremo tutti dentro la “storia” con la nostra piccola storia; non siamo spettatori, non siamo esclusi ed impotenti, possiamo attivare dei processi, seguirli e poi stupirci di tutto ciò che ci verrà incontro e dentro il quale decidiamo di stare, con il nostro metodo, dell’incontro, dell’ascolto e della relazione, con il corpo e sul campo, a fianco di chi scappa dalla guerra, da ogni guerra.
Ma non siamo soli, ne siamo convinti, a noi non tocca “sfamare 5000 uomini”, a noi non tocca risolvere le situazioni di tutti e tutto. A noi non tocca il tutto, ma una parte, a noi tocca la piccola parte iniziale; a noi, pochi, tocca una cosa importantissima, raccogliere e portare 5 pani e 2 pesci; a noi tocca avviare processi, tocca fidarsi delle cose belle che accadono e che accadranno dopo e in seguito, a noi tocca il coraggio di sorprenderci e di rischiare la sorpresa, e ringraziare di ciò che accadrà con solo 5 pani e 2 pesci. A noi tocca fidarci della Provvidenza. Come abbiamo fatto fino ad ora da quasi 3 anni.
Continuiamo a farlo, cerchiamo fondi, prepariamo pani e pesci, una folla, adesso sta aspettando.


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